
Dal 13 aprile al 15 giugno 2025 a Montefalco, la prima mostra tematica diffusa sui graffiti umbri medievali e moderni (secc. VIII-XVII)
Quando si dice “graffiti”, si pensa sempre a un giovane con una bomboletta spray intento a imbrattare qualche muro. Senza nulla togliere a questa forma d’arte contemporanea (c.d. graffitismo), oggi parliamo di iscrizioni di epoca medievale e moderna.
Per una corretta definizione, dobbiamo scorrere indietro di qualche decennio con Henri Leclercq che qualificò i graffiti come “iscrizioni tracciate occasionalmente per mezzo di uno strumento di fortuna da non professionisti”, ponendo l’accento sull’occasionalità e sull’estemporaneità dei segni.
Ci provò poi Armando Petrucci, uno dei massimi studiosi italiani di paleografia, trattando più generalmente di scritture esposte (formula fin troppo abusata), cioè testi ideati e realizzati per essere fruiti pubblicamente e in spazi aperti e, dunque, «in posizione propriamente ‘esposta’ agli sguardi dei frequentatori di quegli spazi, al fine di permetterne la lettura a distanza, anche collettiva». Tra queste, Petrucci identificò i graffiti come “disegni simbolici o testimonianze scritte, in genere brevi o ridotte soltanto a un nome, eseguiti su superfici dure (intonaco, pietra, terrecotte, metalli) con strumenti di metallo o di osso appuntiti (stili, chiodi e oggetti analoghi) e con la tecnica dello sgraffio“.
In realtà quando oggi si parla di “graffiti”, medievali e moderni, non ci si riferisce più ad un’unica tecnica di esecuzione (non solo a sgraffio, ma anche a sanguigna, o a carboncino, ecc..), né alla natura “esposta” (non necessariamente la scrittura è eseguita per una lettura individuale o collettiva), ma si pone l’accento sulla riscoperta e la rivalutazione di questo tesoro di firme, scritture, disegni e simboli spontanei, presenti sulle pareti interne e esterne di edifici laici o religiosi: un patrimonio, spesso trascurato, che merita invece la giusta considerazione.
💡 ANTICHE TESTIMONIANZE
Lasciare una testimonianza, una memoria, un segno del proprio passaggio, era un’usanza piuttosto comune nel medioevo. Era tipica dei pellegrini, che nel percorrere il loro itinerario, arrivati in una chiesa, tracciavano un segno sull’affresco di un santo per devozione o per richiederne la protezione. Era propria dei cavalieri, che potevano apporre lo stemma della casata di appartenenza. Era infine d’uso anche tra i mercanti, che graffivano le tessere o i marchi della loro compagnia. Col tempo alla semplice apposizione altomedievale del signum crucis o del proprio nome si aggiunsero formule (tra le quali spicca “HIC FUIT”, lett. qui fu/qui passò) e testi sempre più elaborati, uscendo dagli spazi chiusi e strettamente ecclesiastici. Graffiti devozionali, ma anche graffiti di carattere pratico e d’intento cronachistico che tramandavano avvenimenti storici (passaggi di re, elezioni di vescovi, morti di papi e persone illustri, esecuzioni capitali, pestilenze, guerre, miracoli..) o particolari eventi naturali. Con l’avvicinarsi dell’età moderna si ebbe un espandersi esponenziale del numero di iscrizioni: a partire dall’età umanistica i graffiti tornarono a farsi portatori di sentimenti personali, come in passato in epoca romana (si pensi ai graffiti di Pompei). I brevi scritti di pochi tratti e parole, diventarono testi più lunghi disposti anche su più righe. Iscrizioni per comunicare emozioni, sensazioni, sentimenti e stati d’animo, come le scritture amorose o i graffiti carcerari.
😀 LA MOSTRA SUI GRAFFITI DELL’UMBRIA
“Graffiti dell’Umbria. Scritture spontanee medievali e moderne (secoli VIII-XVII)” è la prima mostra in Italia dedicata non a un singolo sito, ma a un’intera regione, invitando a scoprire gli antichi graffiti diffusi su tutto il territorio. Una mostra itinerante che permette di esplorare il mondo dei graffiti attraverso i pannelli espositivi, con l’auspicio di stimolare il desiderio di ammirarli dal vivo, seguendo gli antichi itinerari umbri: da Narni a Gubbio, da Perugia a Spoleto, attraversando borghi e luoghi di culto, alla scoperta di santuari, chiese, eremi, edicole votive, rocche, castelli e dimore nobiliari che custodiscono ancora queste preziose testimonianze.
La mostra diffusa si tiene a Montefalco presso il Complesso museale di San Francesco dal 13 aprile al 15 giugno 2025. Consiste in pannelli con fotoriproduzioni, trascrizioni, descrizione dei graffiti e un codice QR attraverso il quale sarà possibile il collegamento alla relativa pagina online del sito internet, con informazioni sul luogo di provenienza del graffito e le indicazioni per raggiungerlo.
La mostra durante l’esposizione a Palazzo Trinci di Foligno
“Dovresti osservare bene quella parete, c’è un’iscrizione graffita che potrebbe interessarti – racconta Pier Paolo Trevisi, curatore della mostra diffusa, che prosegue – fu così che quindici anni fa durante una ricerca su San Stanislao per la mia tesi di laurea, un frate minore d’Assisi, di nome Vladimiro, decano di origini bulgare della Basilica di S. Francesco d’Assisi, mi introdusse al mondo dei graffiti medievali e moderni. Uomo di grande cultura e sensibilità, abile pittore di icone e di soggetti sacri, mi parlò di una testimonianza lasciata da un pellegrino straniero che citava la canonizzazione del vescovo Stanislao. Avvicinandomi alle pareti della basilica superiore con una luce radente trovai questa e altre numerosissime iscrizioni. Nacque una passione per questo genere di scritture che non mi ha più abbandonato. Cercai un fotografo disposto ad effettuare una scansione delle pareti della Basilica di Assisi e trovai Lorenzo Dottorini, un professionista appassionato d’arte a cui dobbiamo tutte le immagini esposte in mostra. Dal 2012 abbiamo scansionato moltissimi luoghi in tutto il territorio umbro e siamo in attesa di visitarne altri. Nel frattempo, ho concluso il dottorato sui graffiti dell’Umbria e ora faccio parte di un team di ricerca per il recupero dei graffiti su territorio nazionale. Nel 2016 padre Vladimiro ci ha lasciato; credo sia giusto dedicare a lui questa mostra.”
😎 INFORMAZIONI UTILI
Per orari e informazioni aggiuntive visita il sito ufficiale della mostra CLICCANDO QUI.